Previdenza e assistenza sociale

Tuteliamo la corretta applicazione delle norme nelle controversie con INPS, INAIL e altri enti previdenziali.

Offriamo Consulenza, Assistenza Stragiudiziale e Assistenza Giudiziale nelle controversie con INPS, INAIL e altri enti previdenziali in via esemplificativa nelle seguenti materie e questioni:

  • richieste di riconoscimento e risarcimento origine professionale delle malattie ed infortuni sul lavoro;
  • richieste di riconoscimento e risarcimento delle poste di danno non pagate dall’INAIL e gravanti sul datore di lavoro (c.d. danno differenziale);
  • richieste di riconoscimento invalidità civili e trattamenti conseguenti;
  • questioni pensionistiche (contributi non riconosciuti ai fini della pensione e sussistenza del diritto ad andare in pensione, sussistenza dell’obbligo di restituzione di somme percepite a titolo di pensione in misura maggiore del dovuto/c.d. indebiti, etc.);
  • dispute sui fondi di previdenza integrativa.

Domande frequenti

In caso di consegna al lavoratore di strumenti informatici per rendere la prestazione lavorativa occorre il previo accordo con le rappresentanze sindacali o l’Ispettorato del lavoro?

Gli strumenti informatici (ad es. computer) consegnati al lavoratore per la realizzazione della prestazione lavorativa non richiedono un previo accordo tra il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali o, in difetto, l’Ispettorato del lavoro, purchè tali strumenti non contengano applicazioni che consentano il controllo a distanza datoriale dell’attività del lavoratore

Come far valere i propri diritti?

Due i presupposti essenziali per far valere i propri diritti:

a) Rispettare i termini entro i quali fare ricorso
Conoscere l’esistenza dei termini entro i quali i propri diritti possono essere legittimamente promossi e rispettarli, a pena di decadenza (ad es. in caso di licenziamento, trasferimento, conversione di rapporti contrattuali, etc.) o di prescrizione (ad es.in caso di maggiori retribuzioni spettanti per mansioni che si assumono in effetti prestate negli anni e maggiori di quelle formalmente assegnate).
L’esistenza di tali termini comporta la necessità per gli interessati di attivarsi in maniera tempestiva per informarsi con l’Avvocato sul da farsi, onde prevenire ed evitare il rischio del loro decorso e così della perdita solo per tale ragione dei relativi diritti.

b) Raccogliere le prove
È il principio giuridico dell’onere della prova: chi non è in grado di provare il diritto vantato (a mezzo documenti e/o testimoni) solo per questo motivo se lo vede negare in sede giudiziale. I mezzi di prova devono essere raccolti e forniti tutti all’Avvocato prima di andare in giudizio.

Infortunio, malattia e risarcimento danni sul lavoro

In caso di infortunio sul lavoro o di malattia professionale, cioè di malattia dovuta all’attività lavorativa svolta, i danni sofferti dal lavoratore sono pagati dall’I.N.A.I.L.
L’I.N.A.I.L., però, non tiene indenne il lavoratore di tutti i danni in effetti sofferti, ma solo di alcuni; in particolare, l’I.N.A.I.L. paga l’invalidità permanente solo dalla misura del 6% in su e solo limitatamente al danno biologico; l’INAIL, quindi, non risarcisce il danno biologico per invalidità permanenti inferiori al 6%, non risarcisce il danno morale o quello alla vita di relazione e solo in misura parziale, a partire dalle invalidità pari o superiori al 16%, tiene indenne dalla perdita della capacità lavorativa specifica.
Il lavoratore che voglia essere risarcito da tutti i danni sofferti e non si accontenti della copertura assicurata dall’I.N.A.I.L., quindi, deve chiederne il rimborso, -così detto danno differenziale-, direttamente al datore di lavoro; nell’eventuale giudizio il lavoratore dovrà provare l’esistenza di tali danni, il loro collegamento causale con l’attività lavorativa svolta e la responsabilità del datore di lavoro.

Che cos’è una malattia professionale?

E’ una malattia contratta durante l’attività lavorativa e causata o concausata in maniera lenta e progressiva all’organismo dall’esposizione lavorativa ad agenti lesivi, come nel caso di esposizione lavorativa al rischio di inalazione di fibre di amianto, agli idrocarburi policiclici aromatici, all’inalazione o al contatto con vari agenti chimici dannosi, alla sottoposizione a vibrazioni, rumori etc.

Come faccio a capire se c’è una relazione tra la malattia e l’attività lavorativa che ho svolto, tanto più se nel tempo ho cambiato lavori, ambienti di lavoro e datori di lavoro e sono passati anni da che ho cessato l’attività lavorativa?

Ci sono malattie, come ad esempio quelle correlate all’amianto in cui passano decenni tra il probabile momento in cui sono state contratte e quello della loro manifestazione clinica.
Sarebbe quindi opportuno rivolgersi oltre che a medici che mi assistono per il tipo di patologia sofferta anche ad un medico legale, che, sentita la mia ricostruzione delle caratteristiche delle attività lavorative svolte, mi dica se alcuna di esse potrebbe aver causato o concausato la malattia e possa quindi pensarsi di essere di fronte ad una malattia professionale.

Che cosa succede se l’INAIL non riconosce la natura professionale della mia malattia?

Posso solo cercare di ottenere tale riconoscimento in sede giudiziale, dove agirò nel rispetto del termine di prescrizione di Legge e dovendo essere in grado di dimostrare a mezzo documenti e/o testimoni di essere stato in concreto esposto per ragioni di lavoro a uno o più fattori di rischio, -ad es. amianto, sostanze contenenti idrocarburi policiclici aromatici come il nero fumo, rumori, vibrazioni, etc.-, idonei a causare o concausare la malattia di cui soffro; siccome il contenzioso con l’INAIL riguarda molto spesso anche l’interpretazione medica sia della natura della malattia che del collegamento tra l’attività lavorativa e la malattia, per argomentare le mie ragioni in sede giudiziale necessito oltre all’Avvocato anche dell’aiuto di un medico legale.

Il riconoscimento stragiudiziale o giudiziale da parte dell’INAIL della natura professionale della malattia professionale con pagamento delle conseguenti provvidenze economiche di Legge esaurisce il risarcimento dei danni da me subiti?

No. L’INAIL, quando mi paga l’invalidità temporanea oppure un indennizzo o la rendita di inabilità per l’invalidità permanente, non mi tiene indenne da tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali che ho sofferto, residuando un così detto danno differenziale che mi spetterebbe.

Cos’è il danno differenziale?

Il lavoratore che si infortuna sul lavoro o contrae una malattia professionale soffrendo dei danni è tenuto indenne dall’I.N.A.I.L.
L’I.N.A.I.L. può pagare al lavoratore il periodo di assenza dal lavoro, ma capita che, terminata la così detta invalidità temporanea, consideri il lavoratore guarito senza postumi permanenti di invalidità (che l’I.N.A.I.L. assicura solo dal 6% in su), neghi l’infortunio sul lavoro o decida che la malattia non sia professionale (ma comune e quindi di competenza dell’I.N.P.S.) o riconosca dei postumi di invalidità permanente di misura inferiore a quella ritenuta dal medico del lavoratore; dal 6% al 15% di invalidità permanente l’I.N.A.I.L. paga un’indennità una volta per tutte, mentre dal 16% in su paga una rendita, sicché la diversa quantificazione della misura dei postumi di invalidità determina un diverso trattamento economico.
Se il lavoratore ritiene contestabile la decisione del’I.N.A.I.L., deve far valere le sue ragioni con il medesimo Istituto prima in via amministrativa e, se insoddisfatto, deve poi agire innanzi al Tribunale entro il termine di prescrizione.
Anche quando riconosce l’esistenza dell’infortunio sul lavoro o della malattia professionale e quindi il risarcimento dei relativi danni permanenti subiti dal lavoratore, però, l’I.N.A.I.L. non paga tutti i danni patrimoniali (ad es. la perdita della capacità lavorativa specifica) e non patrimoniali (danno biologico fino al 5%, danno morale e danno alla vita di relazione/esistenziale) in effetti subiti dal lavoratore.
Tali diversi danni, -il cui ammontare economico può essere rilevante-, costituiscono il danno differenziale, del quale il lavoratore può chiedere il risarcimento solo e direttamente al proprio datore di lavoro, dovendo peraltro essere in grado di dimostrare in giudizio la responsabilità di quello nella verificazione dei danni subiti.
Il lavoratore dovrà dedurre dalla richiesta risarcitoria avanzata al datore di lavoro quanto riconosciutogli dall’I.N.A.I.L.

A chi mi devo rivolgere per essere risarcito del danno differenziale dovuto alla malattia professionale sofferta e non indennizzatomi dall’INAIL?

Dovrei rivolgermi direttamente al datore di lavoro, alle cui dipendenze ritengo di aver contratto la mia malattia.
Nell’eventuale causa contro il datore di lavoro devo poter dimostrare a mezzo documenti e/o testimoni non solo, -come contro l’INAIL-, di essere stato esposto al rischio lavorativo, ma anche le ragioni per le quali lo ritengo responsabile per aver contratto la malattia.

Il mio coniuge è deceduto a causa di una malattia che riteneva professionale, cosa posso fare?

Si può subentrare nella domanda di riconoscimento della malattia professionale già proposta dal coniuge all’INAIL per poter ottenere in via successoria l’indennizzo o la rendita a quello spettante dal dì del dovuto a quello del decesso; mi spetta inoltre la rendita ai superstiti.
Se il mio coniuge non chiedeva all’INAIL il riconoscimento della malattia professionale posso chiedere la rendita ai superstiti, ma devo agire nel rispetto del termine di prescrizione di Legge, che decorre dal momento in cui la malattia veniva diagnosticata, veniva superata la soglia indennizzabile del 6% ed era a me nota o comunque oggettivamente conoscibile la sua origine professionale.

Che cos’è un infortunio sul lavoro?

E’ l’incidente dovuto ad un evento improvviso e violento che si verifica in occasione di lavoro e che cagiona al lavoratore la morte, un’inabilità permanente o un’inabilità temporanea superiore a tre giorni.

Come mi tutelo nel caso abbia subito un infortunio sul lavoro?

Premesso che in tal caso il datore di lavoro dovrebbe aver denunciato l’infortunio all’INAIL, mi devo rivolgere tramite Patronato o Avvocato all’Istituto per veder riconosciuto l’infortunio e le conseguenti provvidenze di Legge. Se l’INAIL rigettasse la domanda non potrei che agire in giudizio per veder tutelate le mie ragioni.

Che cos’è l’infortunio in itinere?

E’ l’incidente che mi capita nel percorso casa-lavoro. In linea di massima, -salvo la prova della giustificatezza della necessità dell’utilizzo del mezzo privato (auto, moto) per la mancanza di soluzioni alternative-, tale infortunio è indennizzato solo se si verifica nonostante abbia utilizzato i mezzi pubblici; c’è un orientamento che lo riconosce nel caso di utilizzo della bicicletta privata.

Sono pensionato e mi sono visto recapitare dall’INPS una lettera con la quale mi ha riliquidato il trattamento pensionistico riducendolo, altresì chiedendo la restituzione delle somme pagatemi in passato in misura maggiore di quella che in effetti mi sarebbe spettata (c.d. indebito pensionistico), è corretto?

Occorre esaminare con un esperto se siano corrette le ragioni poste dall’Istituto pensionistico alla base della riliquidazione in riduzione della pensione. Se non si fosse d’accordo con l’Istituto occorrerebbe prima contestargli la decisione in via amministrativa e quindi, se la confermasse, in via giudiziale, nel rispetto dei termini di Legge.
La legittimità e fondatezza della riliquidazione in diminuzione del trattamento pensionistico non giustifica sempre il diritto dell’Istituto a recuperare dal pensionato le maggiori somme indebitamente pagategli in passato; c’è un orientamento interpretativo giurisprudenziale secondo il quale, ricorrendo determinate condizioni, il pensionato non è tenuto a restituire l’indebito pensionistico, sicché occorrerebbe valutare se nel caso concreto sussistano i presupposti per provare a resistere anche in giudizio alla domanda restitutoria dell’INPS.

L’INPS mi ha fornito comunicazioni scritte sulla mia situazione contributiva utile a pensione che, facendomi credere di aver maturato il diritto a pensione, mi hanno indotto a chiudere il rapporto di lavoro, poi, però, mi ha detto che non ho ancora maturato tale diritto, cosa posso fare?

Occorre verificare con esperti la correttezza delle comunicazioni ricevute dall’Istituto e la loro idoneità ad indurmi in errore valutando la sussistenza dei presupposti per chiedere all’Istituto un risarcimento dei danni eventualmente sofferti.

Sono un lavoratore dipendente o autonomo al quale è stato rifiutato il riconoscimento del diritto all’assegno ordinario di invalidità per riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa a causa di difetto fisico o mentale, ovvero la pensione di inabilità per assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa ovvero l’indennità di accompagnamento (L. n. 222/84), ovvero revocato l’assegno, la pensione o l’indennità di accompagnamento in precedenza goduta, cosa devo fare?

Devo impugnare tale decisione in sede amministrativa personalmente o tramite Patronato o Avvocato e se fosse confermata dovrei agire nei termini di Legge con un Avvocato in sede giudiziale con l’ausilio anche di un medico legale, chiedendo l’esperimento di un accertamento tecnico preventivo sulle mie condizioni di salute.

Sono un mutilato o invalido civile al quale è stato rifiutato il riconoscimento del diritto all’assegno mensile di invalidità civile ovvero alla pensione di inabilità (L. n. 118/1971) o l’indennità di accompagnamento (L. n. 18/1980), ovvero è stato revocato l’assegno o la pensione o l’indennità di accompagnamento in precedenza goduta, cosa devo fare?

Per le provvidenze spettanti ai mutilati e invalidi civili non è previsto il previo ricorso amministrativo e il provvedimento deve essere impugnato direttamente in sede giudiziale entro il termine di sei mesi dalla sua ricezione, agendo con un Avvocato e l’ausilio di un medico legale e chiedendo l’esperimento di un accertamento tecnico preventivo.

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