A seconda dei diversi vizi che possono affliggere il licenziamento la Legge prevede diverse conseguenze.
Se il licenziamento risulta viziato da una ragione di nullità prevista dalla Legge (perché orale o comminato ad una lavoratrice incinta o in concomitanza del matrimonio, o discriminatorio o per motivo illecito determinante…) mi spettano il risarcimento dei danni e la reintegrazione nel posto di lavoro.
Nelle imprese con più di 15 dipendenti (di 5 se agricole) in alcuni casi (ad es. insussistenza del fatto materiale contestato per la giusta causa o il giustificato motivo soggettivo) il licenziamento è annullabile e il dipendente ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro con un risarcimento del danno entro un limite massimo di Legge, mentre nella maggior parte dei casi il licenziamento resta valido e il dipendente ha diritto solo a ricevere un risarcimento del danno in misure variabili e, -per i lavoratori assunti dal 7.3.2015 in poi-, decrescenti.
Nelle imprese di meno di 15 dipendenti (5 se agricola) il licenziamento illegittimo resta valido e al lavoratore spetta solo un’indennità determinabile nella misura indicata dalla Legge.
In linea di massima, in relazione alle mie contestazioni al licenziamento e al loro possibile accoglimento, posso farmi un’idea delle conseguenze anche economiche che avrebbe l’accoglimento della mia impugnazione e meglio valutare ipotesi concrete di soluzione transattiva con il datore di lavoro.

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